lunedì 14 aprile 2008

La favola di Amore e Psiche


Stamattina ho aggiunto al mio blog l'immagine di "Amore e Psiche che si abbracciano" di Antonio Canova. La scultura prende sicuramente spunto da una delle più belle favole forse mai esistite che Apuleio ha inserito nelle sue "Metamorfosi", tanto da renderle forse uno dei testi più affascinanti della letteratura classica: una rappresentazione simbolica del percorso dell’uomo dallo stato bestiale allo stato spirituale, un complesso cammino interiore dalla materia allo spirito...


"C'erano una volta, in una città, un re e una regina, che avevano tre figlie. L'ultima, Psiche,era bellissima, tanto da suscitare la gelosia di Venere, la quale pregò il dio Amore di ispirare alla fanciulla una passione disonorevole per l'uomo più vile della terra. Tuttavia, lo stesso Amore si invaghì della ragazza, e la trasportò nel suo palazzo, dov'ella veniva servita ed onorata come una regina da ancelle invisibili e dove, ogni notte, il dio le procurava indimenticabili visite. A patto, però, che Psiche non vedesse il viso del misterioso amante, perchè questo avrebbe comportato la rottura dell'incantesimo. Per consolare la sua solitudine, la fanciulla ottenne di far venire nel castello le sue due sorelle; ma queste, invidiose, le dissero che il suo amante era in realtà un serpente mostruoso: allora, Psiche, proprio come Lucio, non resistette alla curiositas, e, armata di pugnale, si avvicinò al suo amante per ucciderlo. Fu allora che il dio Amore si rivelò in tutto il suo fulgore, coi capelli profumati di ambrosia e le ali rugiadose di luce e il candido collo e le guance di porpora. Dalla faretra del dio, Psiche trasse una saetta, dalla quale rimase inavvertitamente punta, innamorandosi, così, perdutamente, del'Amore stesso. Dalla lucerna di Psiche una stilla d'olio cadde sul corpo di Amore, e lo svegliò. L'amante, allora, fuggì da Psiche, che aveva violato il patto, mentre lei, disperata, si mise alla ricerca dell'amato. Dovette affrontare l'ira di Venere, che sfogò la sua gelosia imponendole di superare quattro difficilissime prove, l'ultima delle quali comportava la discesa nel regno dei morti e il farsi dare da Persefone un vasetto. Psiche avrebbe dovuto consegnarlo a Venere senza aprirlo, ma la curiosità la mise nei guai ancora una volta. La fanciulla venne allora avvolta in un sonno mortale, ma Amore, intervenne con prontezza a salvarla; non solo: il dio riuscì ad ottenere per lei da Giove l'immortalità potendola così rendere sua sposa. Dalla loro unione nacque una figlia, chiamata Voluttà ".

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