
Sono trascorsi 30 anni dall'assassinio di Peppino Impastato, giovane di Cinisi in provincia di Palermo, attivista e giornalista italiano. Nato da una famiglia malavitosa, decide ben presto di porre una barriera tra lui e il padre e si impegna fin da giovane nella lotta alla mafia avviando un'attività politico-culturale antimafiosa. Attraverso Radio Aut, di cui è il fondatore nel 1976, durante il programma "Onda pazza", Peppino denuncia i delitti e gli affari mafiosi delle terre di Cinisi e Terrasini, additando in primo luogo Gaetano Badalamenti, boss mafioso della zona, detentore di un ruolo rilevante nei traffici internazionali di droga. Nel 1978 Peppino decide di candidarsi alle elezioni comunali di Cinisi nella lista di Democrazia Proletaria, ma nella notte tra l'8 e il 9 maggio viene assassinato nel corso della campagna elettorale: il suo corpo viene legato ai binari della ferrovia e dilaniato da un carico di tritolo, ma il giorno successivo viene simbolicamente eletto Primo Cittadino. Inizialmente si parla di attentato terroritico o di suicidio, sostenuto da una lettera trovata nella camera di Peppino (la forza dell'ordine addetta all'indagine era anch'essa corrotta dalla mafia), ma grazie alle persistenti insistenze del fratello Giovanni e della mamma Felicia, si giunge ad individuare la matrice del delitto e solo nel 2001,tra varie accuse, viene riconosciuto come mandante dell'omicidio Vito Palazzolo.
Arrivai alla politica nel lontano novembre del '65, su basi puramente emozionali: a partire cioè da una mia esigenza di reagire ad una condizione familiare ormai divenuta insostenibile. Mio padre, capo del piccolo clan e membro di un clan più vasto, con connotati ideologici tipici di una civiltà tardo-contadina e preindustriale, aveva concentrato tutti i suoi sforzi, sin dalla mia nascita, nel tentativo di impormi le sue scelte e il suo codice comportamentale. E' riuscito soltanto a tagliarmi ogni canale di comunicazione affettiva e compromettere definitivamente ogni possibilità di espansione lineare della mia soggettività...
Tratto da una breve nota biografica di Peppino
Peppino oggi è il simbolo di chi crede che solo attraverso la battaglia alla menzogna, all'onore e agli ideali di facciata della sua famiglia e delle famiglie malavitose in genere, all'opportunismo qualcosa può essere fatto. Peppino parla di una battaglia condotta non con le armi, ma con i mezzi di informazione e Radio Aut e il giornalino L'idea socialista ne sono l'esempio lampante. A lui il merito di aver lottato senza portarsi dietro la macchia della vanità eroica!!!
Il caso di Peppino è, a mio parere, ancora molto attule e non c'è epoca in cui possa essere considerato passato o controcorrente nonostante per anni la sua vicenda sia stata praticamente sconosciuta ai molti e la televisione ancora oggi è troppo impegnata a ricordarci SOLAMENTE del caso Moro. Eppure Peppino vive ancora! Vive nei ricordi di chi ha combattuto a suo fianco, vive in quei pochi che con le proprie forze stanno cercando di combattere contro questo schifo e che, come lui, hanno avuto il coraggio di gridare A VOCE ALTA che la mafia fa schifo!
Il caso di Peppino è, a mio parere, ancora molto attule e non c'è epoca in cui possa essere considerato passato o controcorrente nonostante per anni la sua vicenda sia stata praticamente sconosciuta ai molti e la televisione ancora oggi è troppo impegnata a ricordarci SOLAMENTE del caso Moro. Eppure Peppino vive ancora! Vive nei ricordi di chi ha combattuto a suo fianco, vive in quei pochi che con le proprie forze stanno cercando di combattere contro questo schifo e che, come lui, hanno avuto il coraggio di gridare A VOCE ALTA che la mafia fa schifo!



Nessun commento:
Posta un commento