
"Quando qualcosa colpisce il mio animo non avvezzo a essere urtato, quando mi si presenta qualche situazione spiacevole, come ce ne sono molte nella vita di ognuno, o di quelle che procedono poco agevolmente, oppure occupazioni di non gran conto mi richiedono troppo tempo, mi concedo del tempo per me e, come succede anche ai greggi stanchi, tomo più velocemente verso casa. 12. Mi piace chiudere la vita tra le sue pareti: "Che nessuno ci porti via alcun giomo, dato che non potrà renderci nulla che sia degno di tanta perdita; l'animo stia con se stesso, si coltivi, non si dedichi a nulla di estemo, a nulla che attenda il giudizio di altri; si cerchi una tranquillità priva di tormenti pubblici e privati.Ma non appena una lettura più impegnativa mi innalza l'animo e nobili esempi fanno sentire il loro stimolo, mi piace corrermene nel foro, prestare ad uno la mia voce, a un altro il mio aiuto, che, se anche non sarà di alcuna utilità, tuttavia cercherà di esserlo, colpire l'arroganza di chi è ingiustamente insuperbito per il favore delle circostanze."
Sono righe tratte dal "De tranquillitate animi" di Seneca, il trattato dedicato all'amico Anneo Sereno, che aveva chiesto al filosofo una risposta a un problema esistenziale: come risolvere il "taedium vitae", l'inquietudine, il senso di vuoto e di insoddisfazione che affliggono l'esistenza umana. Come afferma Seneca trova giustamente che ogni individuo sia alla costante ricerca di felicità, crede di trovarla tuffandosi negli impegni pratici, ma poi si ritrae nauseato e desidera la solitudine e la meditazione. Ma anche questo non lo soddisfa. Allora l'unica soluzione sicura, per superare il "male di vivere", sarebbe il raggiungimento dell'imperturbabilità dell'anima: il totale distacco di fronte alle vicende della vita. Naturalmente nella vita di tutti i giorni ciò non può avvenire...forse fortunatamente, perchè si rischierebbe di giungere all'apatia che, come dice la mia amica BlackSoul, corrisponde ad una morte interiore... come non darle torto? Per cui, Seneca consiglia di controllare le passioni umane, non di annullarle, ed esorta soprattutto a vivere in serena operosità, impegnando le proprie energie per il bene della comunità, pur senza escludere momenti di meditazione introspettiva, durante i quali "osservare" con distacco e serenità gli eventi. In sintesi, la serenità dell'animo è frutto dell'equilibrio tra la vita attiva e quella meditativa, che devono alternarsi in modo da mantenere vivo il desiderio ora dell'una ora dell'altra..."
Queste righe mi suscitano il buon proposito di smetterla con le lagne e di impegnarmi in qualcosa di costruttivo per me e anche per gli altri (e quando ico "per gli altri" non ho mica intenzione di fare buonismo gratuito!). Per il momento mi limito ad impegnarmi a dire basta con le mie lagne...
Mmm...
Forse è ora di alzare il culo dalla sedia e darsi da fare!!!



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